Novità e normative sui mandati diretti di energia e gas

Caro-energia, in arrivo il decreto taglia-prezzi. La procura indaga sull’aumento del carburante

 

Caro-energia, in arrivo il decreto taglia-prezzi. La procura indaga sull’aumento del carburante

Non arrivano meno materie prime dal mercato russo. Il cui petrolio (listino Urals) prezza anche 20 dollari meno del Brent. Il governo conta di recuperare 4-5 miliardi anche dall’extragettito Iva. Tra accise e Iva, lo Stato incassa ogni anno circa 40 miliardi dalla vendita del carburante

Mentre fioccano un  po’ da ogni partito assai creative richieste di bonus per affrontare il caro energia - i 5 Stelle vorrebbero un 110% per i pannelli solari - il governo lavora ad un decreto che già oggi o domani dovrebbe essere approvato in Consiglio dei ministri. “Più provvedimenti - filtra da palazzo Chigi - per cercare di fermare il caro bollette e il caro carburante”. Non c’è ancora il tanto richiesto scostamento di bilancio - i partiti chiedono l’impiego di qualche decina di miliardi - e da quello che filtra il governo cercherà ancora una volta di fare da solo andando a pescare nella “sue” tasche e cioè nell’extragettito Iva sui carburanti che in questi mesi ha prodotto maggiori entrate. Si tratta di un paio di miliardi. Con cui si poco rispetto a quello che servirebbe. I tecnici del Mef, del Mite e del Mise sono al lavoro 24 h per dare risposte. Che dovrebbero essere un mix tra rateizzazione delle bollette e misure immediate per tagliare i prezzi del carburante di almeno 15 centesimi.  

L’inchiesta della procura di Roma  

 

 

Intanto, dopo la denuncia del ministro Cingolani circa la “colossale truffa sui prezzi dei carburanti a spese di imprese e cittadini”, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine. E’ un procedimento al momento contro ignoti senza indagati e senza ipotesi di reato. “L’indagine - si spiega a piazzale Clodio - serve a verificare le ragioni di tale aumento ed individuare eventuali responsabili”. Il procuratore Lo Voi ha affidato il fascicolo alla Guardia di Finanza e ha dato mandato che sia “ad ampio raggio in modo da coinvolgere tutta la filiera”. Alla pompa ormai si vende tra 2.1 e 2.3, dipende se è servito o fai da te. Il diesel è leggermente più alto di benzina. Il Codacons ha presentato un esposto all'Antitrust e a 104 procure italiane su “listini prezzi fuori controllo”

Numeri di riferimento

"Stiamo assistendo ad un aumento del prezzo dei carburanti ingiustificato, non esiste motivazione tecnica di questi rialzi. La crescita non è correlata alla realtà dei fatti e' una spirale speculativa, su cui guadagnano in pochi” aveva detto Cingolani evidenziando che “il prezzo del greggio e del gas, è in aumento esponenziale nonostante non ci siano problemi di carenza dell’offerta”. Non solo: fa notare Carlo Stagnaro, direttore ricerche dell’Istituto Leoni, il prezzo per l’area russa (indice Urals) è addirittura il 20-25% in meno del valore del Brent (il petrolio del nord Europa).

“Via accise e Iva” gridano in coro i partiti. Le tasse applicate sui carburanti (benzina e gasolio) superano il 50% del prezzo complessivo pagato dai consumatori. Per i diesel, Iva e accise pesano sul totale per il 51,8%. Per la benzina verde salgono addirittura al 55,3%. Ecco come si forma il prezzo di un litro di benzina alla pompa (settimana dal 28 febbario al 6 marzo): di 1.953, 14 euro, 73 centesimi sono accise, 35 centesimi sono Iva. Il costo netto del carburante è 872 centesimi. Tra il 4,1 e il 4,6 per cento in più rispetto alla settimana precedente. Ora il punto è che tra le 19 emergenze che compongono la lunga liste delle accise sui carburanti, paghiamo ancora la guerra di Etiopia (1935) per 0,000981 euro per litro. Nella lista troviamo anche la tassa per la crisi di Suez (1956) e quella per il disastro per la diga del Vajont. Dopo il Duemila ne sono state aggiunte nove e quasi tutte legate a disastri ambientali e terremoti.  

Circa 40 miliardi tra Iva e accise

“Rinunciare a tutto questo – continua Carlo Stagnaro che era stato al Mise con Carlo Calenda ministro – vorrebbe dire per lo Stato rinunciare in un colpo solo a 26 miliari di accise e 13 miliardi di Iva stando ai prezzi del 2019. Direi abbastanza impossibile. Non esiste una soluzione semplice e immediata anche perché la crisi e la volatilità saranno lunghe. Il governo - continua Stagnaro - troverà qualche risorsa ma credo dovrebbe pensare ad una distribuzione selettiva e mirata per fasce sociali e capacità produttiva. Con una distribuzione a pioggia, come è stata fatta finora, si rischia di investire molti soldi senza che nessuno in particolare ne senta il beneficio”. Come è un po’ successo ai 16 miliardi investiti  finora dal governo sull’emergenza energetica.  “Nel medio periodo poi – suggerisce Stagnaro - si possono certamente fare più cose: sdoganare l’energia atomica di ultima generazione, non rinunciare al carbone, meno che mai ai giacimenti nazionali di gas, velocizzare il più possibile le rinnovabili”. Il premier Draghi le ha più o meno enunciate tutte durante le comunicazioni al Parlamento. Senza suscitare particolare clamore. I partiti del No tacciono davanti al disastro cui ci hanno portato anni di veti e proteste che hanno paralizzato la ricerca di autonomia energetica dell’Italia fino alla dipendenza su quasi tutte le materie prime. Difficile adesso risolvere con uno schiocco di dita. E uno scostamento di bilancio per bonus a pioggia senza progetti concreti dietro,  sarebbe debito malato.  Stefano Fassina (Leu) propone “l’introduzione urgente introdurre prezzi amministrati, in alternativa alle aste per il gas. Soltanto così, si può bloccare la catena della speculazione, devastante per imprese e famiglie. Ridurre accise e Iva al consumo finale alimenterebbe immorali extra-profitti difficili da tassare e scaricherebbe sul debito pubblico oneri insostenibili”. Per il parlamentare di Leu sarebbe utile “la separazione fra il mercato del gas e i diversi mercati dell’energia”. Anche questo una freccia già all’arco di Draghi e del governo. Sia sul tetto che sulla separazione tra gas e luce occorre però il via libera della Ue.

Il decreto senza deficit

Stretto tra il pressing dei partiti e il deteriorarsi della situazione economica causa guerra in Ucraina, il governo cerca di mettere in campo già entro la settimana un primo pacchetto di misure anti-crisi, sfruttando gli incassi Iva in aumento proprio per il caro-carburante. Si pala di oggi o domani. L’obiettivo è frenare la corsa di benzina e gasolio. E contenere ancora gli aumenti delle bollette di luce e gas per famiglie e imprese, rinnovando anche il meccanismo delle rate.

Niente interventi in deficit, però (quindi con scostamento di bilancio) perlomeno fino alla riscrittura del Def che dovrebbe essere anticipata a fine mese. Per preservare “la stabilità della finanza pubblica” ripetono a Palazzo Chigi. E aver le carte in regola quando si tratterà di chiedere a Bruxelles di allentare le regole e i patti (a cominciare dal patto di Stabilità). L'extragettito Iva, 200 milioni solo a marzo secondo i calcoli di Assopetroli, proiettato su tutto l'anno potrebbe portare fino a 2 miliardi. Risorse che potrebbero consentire di tagliare il prezzo alla pompa di almeno 15 centesimi (lo ha fatto Macron in Francia). Ma per trovare fondi sufficienti a dare ossigeno a famiglie e imprese il governo sta anche studiando il modo per estendere il prelievo sugli extraprofitti - già introdotti per le produzioni da rinnovabili - anche alle altre società energetiche.

Per il grosso degli aiuti, sopratutto per le attività economiche esposte anche ai rincari delle materie prime, si dovrà comunque aspettare che si definisca la cornice europea:il via libera al temporary framework sugli aiuti di Stato modello Covid anche per fronteggiare la crisi energetica; le decisioni attese dal prossimo Consiglio Ue (24-25 marzo) sulle spese che dovranno affrontare gli Stati per evitare che la frenata dell'economia diventi recessione. L'Italia, insieme alla Francia, perora la causa di un Recovery di guerra e nel frattempo si batterà a Bruxelles, per introdurre un tetto europeo ai prezzi delle importazioni di gas.  

Il decreto taglia-prezzi

Aspettando la Ue, occorre dare risposte per tranquillizzare i cittadini che faticano a fare il pieno e hanno iniziato a fare scorte nei supermercati. Nel decreto già rinominato taglia-prezzi ci sarà la riduzione delle accise su benzina e diesel - attraverso l'extragettito Iva - e potrebbe trovare posto subito anche il nuovo intervento sulle rate per le bollette: potrebbe essere il 50% subito e il resto in 10 rate, per i pagamenti di luce e gas emessi da gennaio ad aprile. Più complesso l'intervento sugli extraprofitti delle società energetiche - sul quale comunque ci si dovrebbe attenere alle linee guida Ue - che Giuseppe Conte propone di estendere anche ad altri settori che hanno segnato forti guadagni nei due anni di Covid, come “il comparto assicurativo”.

Fonte: notizie.tiscali.it




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