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Il 2020 è stato l’anno di Tesla

 

Il 2020 è stato l’anno di Tesla

Per il 2021, tutti i segnali indicano un’accelerazione dell’industria automobilistica verso l’elettrificazione

 

Il 2020 è stato l’anno dell’“elettrificazione” dell’industria automobilistica statunitense. Lo scrive Reuters, che ricorda come la capitalizzazione di mercato di Tesla – l’azienda produttrice di auto elettriche fondata da Elon Musk – abbia superato i 600 miliardi di dollari, facendo di una “startup traballante” una società dal valore maggiore dei cinque principali costruttori automobili al mondo messi insieme.

TESLA NELL’INDICE S&P 500

Tesla è la società di maggior valore ad essere mai stata ammessa nell’indice S&P 500. Dalla metà di novembre – quando è stato annunciato il suo ingresso nell’indice – le sue azioni sono cresciute di quasi il 60 per cento; prendendo in considerazione l’intero 2020, sono aumentate di quasi il 700 per cento. Nel giorno dell’effettivo debutto nell’S&P 500 le azioni di Tesla hanno però subito un notevole calo a seguito della notizia che Apple ha intenzione di produrre un veicolo dotato di una nuova tecnologia a batteria entro il 2024.

LA FINE DEI MOTORI A COMBUSTIONE INTERNA?

Per il 2021, comunque, “tutti i segnali indicano un’accelerazione dell’industria automobilistica verso l’elettrificazione”, ha scritto l’agenzia. Molti investitori sembrano essersi convinti che l’era dei motori a combustione interna, lunga più di un secolo, giungerà presto alla sua fine.

In diversi parti del mondo – in California, in Giappone, in Francia, nel Regno Unito – i governi hanno annunciato (o stanno pensando di farlo) di voler vietare la vendita di nuove automobili con motori a combustione interna anche già entro il 2030. L’obiettivo è incentivare il passaggio ai veicoli ibridi ed elettrici e favorire, in ultima istanza, il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica.

Non solo Elon Musk, ma anche altri importanti dirigenti d’industria del settore automobilistico – come l’amministratrice delegata di General Motors Mary Barra – hanno iniziato a dire che i costi dei veicoli elettrici a batteria diventeranno presto pari a quelli delle auto con motore a combustione interna. Reuters si chiede però se i consumatori siano pronti a dire addio alle auto a benzina o gasolio; e se lo siano in particolare quelli negli Stati Uniti, dove i veicoli più venduti sono i pick-up.

NUOVI PROCESSI DI PRODUZIONE

L’elettrificazione della mobilità sta obbligando i produttori automobilistici a ripensare i processi produttivi. Al posto di ingegneri tradizionali, le aziende dovranno infatti assumere programmatori ed esperti in intelligenza artificiale. E più che sulla potenza in cavalli, dovranno puntare su software capaci di gestire i flussi di energia elettrica fornita dalle batterie ma anche i sistemi di guida autonoma. Le automobili del futuro, scrive Reuters, saranno insomma sempre più delle grosse “macchine digitali”, con grandi display e software complessi.

La transizione verso la mobilità elettrica avrà dei costi per le società produttrici. Ma la crisi economica provocata dalla pandemia di coronavirus darà loro poche risorse per adattarsi; e anche il tempo a disposizione è scarso. L’amministratore delegato di Peugeot, Carlos Tavares, ha evocato uno scenario “darwiniano”, dove solo le aziende più rapide nell’abbracciare il cambiamento riusciranno a sopravvivere. Le stime, intanto, dicono la produzione globale di veicoli non tornerà ai livelli del 2019 fino al 2023.

IL RUOLO DELLA CINA

La Cina, che si è ripresa rapidamente dalla crisi economica, potrebbe diventare ancora più importante per l’industria automobilistica e attirare grandi investimenti nella produzione di auto elettriche a batteria o ibride: non possiede soltanto un mercato enorme, ma ha anche annunciato di voler ridurre la dipendenza dai combustibili fossili per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060. La stessa Tesla ha detto che aprirà un centro di ricerca e design per veicoli elettrici nel paese.

L’amministratore delegato di Daimler, Ola Kaellenius, ha dichiarato lo scorso ottobre che “dobbiamo […] spostare la nostra produzione là dove ha senso. L’anno scorso abbiamo venduto circa 700mila autovetture in Cina. Il successivo mercato più grande sono gli Stati Uniti, con 320mila-330mila auto”.

Fonte: Energiaoltre.it




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