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Come rendere contagioso il fotovoltaico sui tetti

 

Come rendere contagioso il fotovoltaico sui tetti

Cosa accelera la diffusione del FV in alcune aree, mentre in altre non vediamo alcun pannello? Dipende dalle caratteristiche sociali, culturali o economiche dei proprietari delle case oppure da qualcos'altro? Uno studio ci fornisce alcune spiegazioni.

Il tetto del vicino è sempre più blu oppure non lo è affatto? Perché la diffusione del fotovoltaico è ancora avvolta dal mistero nel mondo delle energie rinnovabili.

È una tecnologia ormai molto conveniente, può essere installata rapidamente praticamente ovunque, non richiede quasi manutenzione, produce elettricità a costi minori di quelli della rete per quasi 30 anni e in molte nazioni viene pure favorita da invitanti incentivi.

E allora perché non vediamo ogni tetto coperto di pannelli blu?

Anche in Italia, una delle nazioni dove sarebbe più conveniente, se non altro perché lo Stato ti rende almeno la metà del costo dell’installazione con la detrazione, i moduli FV punteggiano un tetto qui e uno là. Ma la stragrande maggioranza che ne è ancora priva.

Il “mistero” è stato notato da molti ricercatori che hanno cercato di dare una risposta.

Per esempio, Tahir Masood Qureshia, della Università di Twente, nei Paesi Bassi, ha notato che a Lahore, in Pakistan, l’adozione di pannelli FV interesserebbe molti, soprattutto per l’inaffidabilità della rete elettrica, ma che tanti di questi sono impediti dall’usarli per il semplice fatto che costano troppo per i redditi locali, almeno per installarli nella quantità necessaria per far funzionare ogni elettrodomestico di casa durante i frequenti blackout.

Analoghe ragioni ha trovato nella regione indiana del Kerala, Chandan Parsad, della Rajagiri Business School di Kochi, concludendo che servirebbero interventi statali per aiutare le persone a permettersi l’alto costo iniziale del FV.

Un’altra ricerca condotta sugli installatori che operano nella regione di Santiago del Cile, un’area di reddito più alto e ottima per l’autoproduzione solare, ha portato a evidenziare ben 21 motivi per cui la gente è attratta o respinta dall’installare il fotovoltaico.

Fra i primi prevalgono i sussidi statali e i possibili risparmi (degli effetti ambientali non pare curarsi quasi nessuno), mentre in seconda battuta contano soprattutto i soliti alti costi iniziali, ma anche i timori per il ritorno dell’investimento e per eventuali danni al tetto conseguenti all’installazione.

Ma cosa accade nei paesi più ricchi?

Visto però che nei paesi “ricchi”, il costo degli impianti è ormai alla portata di quasi tutti, le procedure di installazione collaudate, i riconosciuti benefici e i sussidi spesso già presenti e generosi, cosa serve ancora per diffondere la copertura del FV sui tetti?

Dà una risposta a questa domanda su Scientific ReportLeonie Wenz, del Potsdam Institute for Climate Impact Research, in Germania, che con alcuni colleghi statunitensi ha esaminato il caso della città di Fresno, in California

Approfittando del fatto che negli Usa sono disponibili dati molto dettagliati sul livello di reddito, grado di istruzione, tipo di professione e, persino, orientamento politico delle persone che abitano i vari quartieri delle città, hanno voluto provare a capire se la presenza di pannelli solari sui tetti, dipendesse da uno di questi fattori.

Potrebbe darsi, per esempio, che le persone più istruite abbiano una maggiore coscienza ambientale e anche un reddito più alto, e che quindi siano più propense a investire nell’autoproduzione solare. Ma è veramente così?

«Se così fosse – spiega Wenz – dovremmo vedere gli impianti abbondare sui tetti dei quartieri abitati a persone di quel tipo, e poi sparire bruscamente appena si entra in una parte della città abitata da famiglie con caratteristiche socio-demografiche diverse».

Per mettere in pratica la loro ricerca, gli studiosi hanno istruito un’intelligenza artificiale a riconoscere i pannelli solari sui tetti ripresi da foto aeree, incrociare quelle installazioni con i fattori socio-demografici dell’area e, infine, fare una elaborazione statistica su quale fattore determini maggiormente la loro frequenza.

I risultati mostrano che l’ipotesi socio-demografica, in realtà non sta molto in piedi: il fattore che più determina la maggiore diffusione sui tetti di pannelli solari, ha rivelato l’indagine, è che ve ne siano altri in un raggio di 100 metri circa.

Gli impianti FV sui tetti di Fresno, infatti, si concentrano in macchie intorno ai primi “pionieri” che li hanno installati, mentre se ci si allontana di oltre 100 metri dai confini di quei gruppi, la possibilità di trovare altri pannelli crolla esponenzialmente.

E le macchie “solarizzate” non si fermano ai confini dei diversi quartieri, ma coprono distretti molto diversi: l’unica cosa che sembra accomunare chi vi fa parte è che ha avuto la possibilità di vedere direttamente un impianto solare sul tetto di qualcun altro.

Certo, contano anche altri fattori: nei quartieri più poveri la mancanza di reddito ostacola, comunque, l’acquisto di questi impianti, mentre magari, alcune concentrazioni di pannelli dipendono dal fatto che fra i genitori dello stesso distretto scolastico, che si incontrano alle riunioni a scuola, qualcuno ha parlato bene del proprio progetto solare. Ma di gran lunga il fattore più importante è risultato l’essere “a portata di vista” da un tetto con fotovoltaico.

«Insomma, non importa tanto se sono liberal o conservatore, ambientalista oppure no, di alto o medio reddito, colto o ignorante: la cosa che mi farà decidere di più se mettere il fotovoltaico sul mio tetto, è quella di vederne un altro fuori la mia finestra. Se qualcosa mi impedisce di vederlo, come  l’eccessiva distanza dall’ultimo, ma anche un parco, un edificio alto, delle infrastrutture, allora non sono stimolato a metterlo sul mio tetto, e il raggruppamento di tetti con pannelli non si espande ulteriormente», aggiunge Leonie Wenz.

Questo curioso effetto che potremmo spiegare con “Il tetto del vicino è sempre più blu”, porta a concludere che il metodo migliore per estendere l’uso della generazione solare domestica, non sia tanto fare sermoni sul cambiamento climatico o dare ulteriori benefit, dove questi, come in California o in Italia, sono già abbondanti, quanto approfittare di questo “passaparola visivo”.

«In pratica la nostra ricerca ci dice che il fotovoltaico è “contagioso”, in senso buono, ovviamente. Quindi nelle aree dove non è ancora ben penetrato, potrebbe essere conveniente, per gli installatori, o anche le agenzie statali che si occupano della transizione energetica, di “seminare” alcuni impianti a costi e condizioni molto favorevoli, su tetti ben visibili dal resto del quartiere», spiega il ricercatore del Postdam Institute.

«C’è da scommettere che in pochi anni tanti altri tetti si copriranno di impianti solari, estendendo l’adozione di questa tecnologia a macchia d’olio», conclude Wenz.

Insomma, quello che dobbiamo fare è scatenare un’epidemia di energia pulita, che sicuramente sarà la prima della storia ad avere effetti positivi su chi verrà colpito.

 

Fonte: qualenergia.it




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