Novità e normative sui mandati diretti di energia e gas

Energia rinnovabile in Piemonte: la produzione è ferma al 18%

Energia rinnovabile in Piemonte: la produzione è ferma al 18%

La Regione sblocca i vincoli per installare impianti fotovoltaici e lancia un bando da 252 milioni per le comunità energetiche

Non è solo il conflitto in Ucraina ad aver risvegliato l’urgenza di approvvigionamenti di combustibili fossili, diversi da quelli russi. Il traguardo verde della transizione ecologica appare ancora più lontano perché la necessità impellente di gas e petrolio ha evidenziato l’arretratezza delle fonti rinnovabili rispetto ai tempi imposti dalla politica europea. E dal Piemonte quell’obiettivo si fa ancor meno visibile. Negli ultimi dieci anni in regione sono stati fatti davvero pochi progressi per ottenere elettricità e termico rispettando l’ambiente. Basta andare a prendersi l’ultimo rapporto statistico sull’energia in Piemonte (anno 2020, che aggiorna il 2019) —realizzato dalla Regione Piemonte con Enea, Gse, Terna e Ministero dello Sviluppo economico — per rendersi conto che la produzione interna, quasi esclusivamente collegata alle fonti energetiche rinnovabili, è limitata ad appena il 18,7% dei complessivi consumi interni lordi. Nel 2019 il consumo finale lordo di energia in Piemonte è stato pari a 9.952 ktep (kilotep o tonnellata equivalente di petrolio), a fronte di u na produzione complessiva da rinnovabili pari a 1.860 ktep: si è quindi superato l’obiettivo fissato per il Piemonte dal decreto Burden Sharing al 2020 pari al 15,1%. Magra soddisfazione, dipendiamo infatti da approvvigionamenti extraregionali per più dell’85%. Dei quasi 10mila ktep a bilancio di cui ha bisogno la nostra regione, il settore civile (somma di domestico e terziario) continua a rappresentare circa la metà complessiva dei consumi, mentre la restante parte si riparte tra trasporti (27,3%) e industria (22,5%).

«Il primo grande scoglio alla crescita delle installazioni di impianti di energia rinnovabile nel nostro territorio, nonostante la disponibilità di incentivi generosi che drogavano il mercato, sono stati i vincoli storico- paesaggistico-ambientali presenti», spiega l’assessore all’Energia Matteo Marnati. «Per evitare il proliferare di impianti poco rispettosi dei caratteri identitari del territorio, il Piemonte si è dotato in passato di disposizioni che identificavano le aree non idonee all’installazione delle diverse tipologie di impianti green; in pratica il fotovoltaico poteva essere realizzato solo sui tetti o nelle aree industriali; ora con il cambio della normativa nazionale, in recepimento della nuova direttiva sulle fonti rinnovabili, pur nel rispetto delle peculiarità del nostro territorio, siamo chiamati ad individuare delle aree idonee all’installazione degli impianti». Serve insomma una mediazione tra diverse componenti di sviluppo e di tutela. Negli uffici di piazza Castello raccontano di progetti bloccati addirittura per dieci anni, tra ricorsi al Tar, blocchi e impugnative della Soprintendenza; alcuni imprenditori sono stati costretti a tali e tanti modifiche progettuali da abbandonare l’idea di costruire l’impianto per i costi diventati insostenibili. «Oggi, nel definire i criteri di idoneità, stiamo ragionando sulle tre dimensioni della sostenibilità quella ambientale, quella economica e sociale e auspichiamo che questo possa portare ad un incremento della produzione nel rispetto delle peculiarità del nostro territorio», chiosa Marnati.

I parchi eolici sono stati i primi a fare le spese di queste norme molto stringenti: bloccati per tutelare l’ambiente, sono consentiti solo al confine con la Liguria, come stabilito nell’Atlante eolico dell’Italia, e infatti la potenza ottenuta è trascurabile, appena 18,8 megawatt.

Quasi la metà della capacità produttiva elettrica (4.9 gigawattora) deriva da impianti termoelettrici; il 36,9% è installata in impianti idroelettrici, il 15,8% arriva da impianti fotovoltaici. Dal 2016 i piemontesi hanno installato per lo più apparecchi idroelettrici o fotovoltaici. «La transizione dal gas naturale alle fonti rinnovabili nel comparto elettrico sembra quindi un processo in atto, anche se non a un tasso particolarmente rapido», ammonisce il report. Crolla invece la capacità produttiva della biomassa, che passa dai 477 megawatt del 2018 ai 353 dell’anno seguente, il dato più basso dal 2011.

 

Per quanto riguarda le fonti rinnovabili termiche, la produzione è incrementata di circa il 12% tra 2012 e 2018, facendo registrare in questo ultimo anno una contrazione della crescita che aveva portato i dati a superare il megatep nel biennio 2016-2017. Le biomasse continuano ad essere la fonte più utilizzata (68%) mentre la creazione di energia da rifiuti biodegradabili va diminuendo.

La Regione intanto si è messa al lavoro per sbloccare la transizione ecologica. È all’opera sulle concessioni per impianti idroelettrici, molte delle quali andranno a scadenza nel 2029 (il Piemonte è al primo posto in Italia per numero): l’idea è metterli a bando e ottenere con la nuova gestione un revamping e opere di compensazione per i territori. Lo sviluppo degli impianti Fer, in questo momento di crisi energetica, potrà essere agevolato anche grazie a due misure del Pnrr: la realizzazione delle hydrogen valley e la promozione di comunità energetiche rinnovabili. «Per questo abbiamo recentemente promosso una mappatura delle aree industriali dismesse, idonee per accogliere impianti per la produzione di energia rinnovabile, principalmente fotovoltaico, finalizzata alla produzione di idrogeno verde e stiamo lavorando per promuovere sul territorio la nascita di comunità energetiche rinnovabili che nei comuni sotto i 5 mila abitanti (in Piemonte sono 1.047): potranno fruire di 252 milioni del Pnrr, sotto forma di prestiti a 10 anni, per costruire impianti Fer che oltre a consentire di ridurre i costi dell’energia potranno alimentare servizi pubblici come le infrastrutture per la ricarica di mezzi elettrici».

 

Fonte: torino.corriere.it




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